Ora pro nobis

SAN GIOVANNI ORA PRO NOBIS

San Giovanni Damasceno è il terzo santo a entrare nottetempo nella casa di Paolino, per aiutarlo a ritrovare il suo grande amico del cuore. Indossa un guanto argentato sulla mano destra. E riesce a convincerlo a mostrargli finalmente un’immagine di questo amico perduto, una foto scattata dal cellulare che Paolino aveva rifiutato di far vedere sia a San’Agnese sia a Santa Maria Maddalena (Scena Quarta della commedia ORA PRO NOBIS). Intorno alle immagini ruota tutta la vita di San Giovanni: proprio per la sua strenua difesa delle immagini, in particolare delle sacre icone (condannate dalla dottrina dell’Islam), il santo era stato accusato di tradimento dal Califfo della sua Città, la grande Damasco (da cui prende la seconda parte del suo nome) e condannato, su ordine dell’imperatore di Bisanzio Leone III all’amputazione della mano destra. La Madonna operò un miracolo e gli riattaccò l’arto, per ringraziarla San Giovanni appose una mano d’argento nell’icona della Madonna. Crebbe così nel tempo la fama di questa Madonna dalle tre mani: La Madre di Dio dalle tre mani, detta Tricherusa.

San Giovanni Damasceno nasce a Damasco nell’anno 675 da una famiglia ricchissima, una famiglia cristiana fra tante famiglie islamiche. Studia teologia, dottrina, storia, diventa in breve tempo famoso in tutta la Siria per la sua saggezza e ottiene importanti incarichi amministrativi dal califfo Mu’awiya ibn Abi Sufyan, di fede islamica. In principio c’è una grande stima, Giovanni diventa il ministro dell’economia, poi nasce il problema delle immagini sacre, messe al bando dall’Islam e i rapporti si fanno difficili, soprattutto a causa dell’imperatore Leone III che delle immagini non può sopportare né la vista né la descrizione. Giovanni Damasceno si fa monaco, si ritira in un monastero vicino a Gerusalemme e qui continua la sua battaglia: le immagini ci consentono di avvicinarci a Dio, uscendo dalla nostra dimensione mortale del divenire e aprendoci le porte della dimensione dell’Essere. Continuò a scrivere testi con la sua mano destra, centinaia e centinaia di pagine, perciò il Califfo riuscì a raggiungerlo e gli fece tagliare quella mano destra. La sua leggenda racconta che la Madonna compiendo il suo miracolo gli donò anche il segno imperituro del martirio: un segno rosso, un braccialetto vermiglio come il sangue versato, proprio intorno al polso destro. Qui sotto, l’immagine più antica della Madonna Tricherusa, dove la mano d’argento apposta da Giovanni Damasceno è visibile con evidenza alla base sinistra dell’icona, quasi appoggiata sopra la cornice:

La difesa delle icone sacre significa anche difesa dei Santi Martiri e questo tema ricorre negli scritti di Giovanni Damasceno. In ORA PRO NOBIS egli espone a Paolino un suo teorema, quasi una metafora, in cui avvicina i Santi agli antichi Dei greci: “La vera immagine sacra del Duomo di Milano è il Duomo nella sua essenza e nella sua durata, spoglio, nudo, essenziale, privo di simulacri. La vera immagine del Duomo è quella che dipinse un grande artista vissuto a Milano, Dino Buzzati: il Duomo e basta, senza le sue statue, come se fosse semplicemente una montagna da scalare… Una grande montagna, come il monte Olimpo. Là erano tutti gli Dei. Qui sono tutti i Santi. Quando scali la montagna diventano invisibili. Non si vedono perché non ci stanno ma ci sono. Ognuno diverso dall’altro, così come gli Dei. Gli Dei hanno inventato gli uomini. Gli uomini hanno inventato i Santi. Per non sentirsi soli. I buoni e i cattivi, i coraggiosi e gli invidiosi, i sublimi e i perfidi. Ma che importa? Gli Dei sono immortali, i Santi sono immortali. Entrambi vivranno nella nostra memoria per sempre.

Alla fine della commedia ORA PRO NOBIS appare chiaro come l’opera principale dei Santi, invocati e venerati attraverso le icone, sia quella di intercedere presso la Madonna affinché noi, persone mortali, possiamo raggiungere un obbiettivo difficile, conquistare qualcosa che inseguiamo senza raggiungere mai il traguardo. Ma anche gli amici intercedono per noi, i Santi in questo rivelano di essere “amici” nostri oltre che santi, per sempre, poiché i santi sono immortali, e noi possiamo venerarli anche attraverso la stima e l’amore che portiamo ai nostri amici. Entrambi possono diventare i testimoni più significativi della nostra vita, per chi crede e per chi non crede.

Il papa Benedetto XVI dedicò una catechesi a San Giovanni Damasceno, il primo grande teologo della cristianità. E il musicista Teneyev gli dedicò una “cantata” nel ricordo della musica di Ciajkovskj, che fu suo maestro di musica, e del grande Nicolay Rubinstein, suo maestro di pianoforte, presso il conservatorio di Mosca:

ORA PRO NOBIS. In scena al Filodrammatici di Milano il 20, 21, 22 aprile 2017, ore 21. Commedia di Paolo Pietroni, regia di Elisabetta Vicenzi. Musiche: Misa Tango di Luis Bacalov (il famoso direttore argentino autore della colonna sonora del film Il Postino), cantata da Placido Domingo e Ana Maria Martinez.

Esclusivamente su invito: Per prenotare il tuo invito manda una mail a info@teatrotango.it scrivendo il tuo Nome, la data prescelta, il numero dei posti (1 oppure 2).

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