Un amore

UN AMORE di tango

Lei è emiliana – con un accento romagnolo, in verità. Ma quando torna in sé è lombarda di nascita e siciliana di origine. In entrambi i casi – che si faccia chiamare Ermelina, la padrona di una casa di tolleranza in “Un amore” di Dino Buzzati, o Maddalena Alesso, l’attrice che la interpreta sul palco del Teatro Filodrammatici di Milano il 16, 17, 18 giugno 2016 – è cordiale, buona, molto materna, insomma una zia o una seconda mamma per tutti. Il suo sogno? Trovare un vero uomo o un uomo vero, visto che in scena il sensuale Pablo esiste solo nella sua mente… Se – prima di vedere “Un amore” di Paolo Pietroni e Lorenzo Vigano, commedia diretta da Elisabetta Vicenzi e tratta dal romanzo di Buzzati – volete scoprire qualche dettaglio piccante, leggete l’intervista qui sotto.

Locandina

Ermelina è la quiete o la tempesta?
È un uragano. In tutti i sensi: nella mia vita è arrivata come un tornado e in scena è irreversibilmente esuberante come tutti i romagnoli. Anch’io con le persone sono cordiale e disponibile. Però rispetto alla mia Ermelina sono più pacata, nel carattere mi sento più emiliana che romagnola.

Qual è la sua storia?
È una storia fatta di grossi sacrifici. Da giovane Ermelina era una prostituta. Forse ha iniziato questa professione per la stessa ragione di molte altre donne: perché aveva necessità e non poteva fare altro. Probabilmente si sentiva bella e molto brava, ed è andata avanti pensando che questa fosse la sua strada. Poi, a un certo punto ha pensato che, visto che era in ballo, poteva andare in cerca del male minore. Quindi, si era ritrovata – per fortuna o per furbizia – a gestire la sua casa privata. E per dire “Adesso basta, comando io!”, Ermelina doveva avere una bella testa…

In che cosa vi somigliate tu ed Ermelina?
Sicuramente nell’atteggiamento materno. In me questa disponibilità affettuosa si è sviluppata molto in questi ultimi anni, sia con i figli sia con gli attori soprattutto giovani, tant’è che quando sono in teatro mi piace che mi considerino “la zia Maddi”. Anche Ermelina fa famiglia intorno a lei. Negli anni 50 le persone si scambiano delle promesse, dei contratti con una stretta di mano. Quindi sa bene che per arricchirsi deve trattare bene le ragazze, altrimenti rischia che queste se ne vadano o trattino male i clienti che poi non tornano più. In poche parole, rischia l’effetto domino, il tempo che si mangia la coda.

La regista Elisabetta Vicenzi e l'attrice Maddalena Alesso.

La regista Elisabetta Vicenzi e l’attrice Maddalena Alesso.

Che cosa le invidi?
da leggersi con accento romagnolo: Detto tra me e te? Credo che una carne fresca come quella di Pablo non sarebbe mica male. Niente da togliere al marito, ma sai com’è! Ma dicono che Pablo è nella mia testa, nella mia fantasia… lo potessi toccare, non sarebbe male! Quanto meno per vedere non come l’Ermelina tratta Pablo, ma come Pablo maltratta l’Ermelina…
da leggersi con accento siciliano: Attenta a quello che scrivi perché mio marito fa così (e tira il collo a una gallina immaginaria, ndr), gilusu è.

Che cosa ami di più in lei?
A dire la verità, sto cominciando a volerle bene in modo profondo e diffuso. In una situazione d’affari che domina parte della scena, Ermelina è una donna che arriva al punto, ma è anche capace di tirar fuori esuberanza, allegria, passione per la vita. È questo che mi piace di lei: un sincero entusiasmo, anche quando serve come facciata per il cliente.

Nella cantina di ogni donna c’è una maîtresse?
Io credo di sì. In ogni donna c’è un lato più o meno nascosto che si lascia andare nei sentimenti e nella corporeità, cioè nel sesso. Ermelina lo fa come mestiere, ma in lei questo abbandonarsi è anche un po’ naturale perché, in fin dei conti, sogna di avere accanto un uomo vero e non uno che sta in fila con quelli che pagano per andarci a letto.

Qual è il rapporto di Ermelina con gli uomini?
Li considera una fonte di guadagno, prima di tutto. Però – come ho appena detto – sono anche qualcosa di più. Io immagino l’Ermelina in casa, sola con se stessa, nella sua stanza. Si sente ancora brava, piacente, a 50 anni: da leggersi con accento romagnolo “Ma guardami qua, non son mica da buttare via!”. E si guarda allo specchio, si ammira – negli anni 50 essere una 50enne voleva dire essere vecchia, ma lei si tiene sempre bene, guai che non sia truccata, guai a non mettere il rossetto o la collana. Gli uomini è sempre stata costretta a vederli con gli occhi di chi vende il proprio corpo, però secondo me sogna un vero uomo, uno in grado di guardare l’Ermelina, non la prostituta, non la maîtresse.

Le due attrici Silvia Adelaide e Maddalena Alesso durante le prove di Un amore di Dino Buzzati.

Le due attrici Silvia Adelaide e Maddalena Alesso durante le prove di Un amore di Dino Buzzati.

Anche tu, come gli altri attori, stai prendendo lezioni di tango?
Sì, ho fatto la prima lezione con i ballerini che erano presenti nella commedia “Segreti”. Mi piace ballare e, quando mi muovo, non sono un palo di legno. Il mio problema è la vergogna di lasciarmi andare, che è aumentata tanto con gli anni. È un po’ contraddittorio, lo so, perché quando sono sul palco a recitare non ho nessuna preoccupazione… Ma a lasciarmi andare in situazioni di giocosità faccio fatica.

Che sensazioni ti ha dato ballare il tango?
Nella prima lezione c’era tanta tecnica, ma posso dire che una sensazione indimenticabile è stata quando Luca, il ballerino, ha iniziato a portarmi, quasi costringendomi a seguirlo. Per me, che dico sempre di essere l’uomo di casa, ogni tanto è bello farsi condurre…

Ermelina sul palco legge le carte. Sei andata anche a lezioni di cartomanzia?
Non ce n’è stato bisogno. Fortunatamente sono bastati 2 o 3 consigli, brevi ma incisivi. Ne ho fatto di strada all’inizio in cui mettevo giù le carte a casaccio! Adesso per lo meno, quando vedo un segno, so di che cosa parlo: cuori vuol dire amore, quadri denaro, picche sfortuna, fiori… non è ancora ben definito nella mia mente, devo continuare a studiare!

Credi nelle carte? Qualcuno te le ha mai fatte?
Fino a qualche anno fa avevo molta paura delle carte, ora ho imparato ad averne rispetto e, adesso sì, ci credo. Anche perché qualcuno me le ha fatte e ci ha azzeccato, ha còlto alcuni lati di me che solitamente nascondo sotto la sabbia, anche a me stessa. Mi ha anche predetto il futuro. Chissà? Chi vivrà vedrà…

E vi lasciamo sulle note de “Il tango della gelosia”, cantato da Milva, che per primo inizia la giostra dei tanghi nella commedia “Un Amore”. Lo canta anche Ermelina, mentre dà la caccia allo scarafaggio che minaccia di uscire dal buco della sua tana:

Ermelina: … Questo tango suona sempre, non smette mai di tormentarmi, e so che non potrò fermarlo mai, perché l’ho dentro il cuore…

Solleva all’improvviso il lembo di un tappeto.

Ermelina: Ah sei tu mascalzoncello? Vieni a curiosare qui? Sotto il tappeto persiano del mio salotto. Persiano, hai capito? Impudente! Persiano! La tua passeggiatina in un posto nobile e pulito come questo?… Ma come ti permetti, chi credi di essere?… Chi?…

Riprende a cantare, sempre al punto giusto.

Ermelina: … Tu lo sai che penso a te, rivedo te sentendo questo tango, il tango che ballavo felice insieme a te. Questo tango suona sempre, ogni volta che lo sento io ripenso al nostro amore, adesso tu non sei più qui e so che non ritornerai ma questo tango ti terrà legato a me..io lo ascolterò, sempre, ovunque andrò, anche se non vorrò, perché mi parla di noi…

Comincia a battere la scarpa qua e là sul tappeto. Poi lo alza, delusa di non trovarci nulla.

Ermelina: (osservando le fessure sotto il tappeto) Il vispo signorino! Se l’è filata! Là e poi là… Ma ti brinco sai, ti brinco, diavolo d’uno scarafaggio!… Ce l’hai fatta a infilare il buco! (riprende il canto al momento giusto) … Adesso tu non sei più qui e so che non ritornerai ma questo tango ti terrà legato a me…

———————————— Testo e intervista di Marianna Sax, 30 maggio 2016 ————————————

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